Osservazioni al PRGR della Regione Lazio

Gruppo Consigliare “ Cittadini in movimento per Cambiare” di Genazzano

– All’Autorità Competente in materia di VAS – Regione Lazio
– All’Autorità Procedente – Regione Lazio

OGGETTO: Osservazioni alla Deliberazione 2 agosto 2019, n. 592 . Adozione della proposta di “Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio”, comprensivo del Rapporto Ambientale ai fini della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), di cui al D. Lgs. 3 aprile 2006 n.152 e ss.mm. ii.

In relazione alla Deliberazione di Giunta Regionale di cui all’oggetto si svolgono alcune argomentazioni critiche sul deliberato e sui relativi allegati. Le stesse verteranno pressochè esclusivamente sulla proposta di localizzazione di un compound industriale di almeno 500.000 t/a di FOS e scarti non combustibili per il successivo recupero in materie prime seconde ( MPS), sottoprodotti e prodotti con rilascio “ rifiuti zero”, nel Comune di Colleferro, localizzazione peraltro già oggetto della Deliberazione di Giunta Regionale n. 614 del 26.10.2018 con la quale venivano date indicazioni per la riconversione degli impianti di termovalorizzazione di Lazio Ambiente S.p.A. e della controllata E.P. Sistemi S.p.A.

Si effettuano, in principio, alcune considerazioni sul fatto che sia la Regione Lazio a determinare l’esatta localizzazione territoriale del compound industriale nel Comune di Colleferro; ciò appare non appropriato e non corrispondente alle specifiche competenze riguardo alla localizzazione della sede degli impianti di trattamento dei rifiuti attribuite dalla Legge ai vari Organi Territoriali.
Segnatamente il D. Lgs. n. 152 del 2006 negli articoli 196 e 197 fissa, rispettivamente, le competenze delle Regioni e delle Province, assegnando a quest’ultime l’esatta individuazione dei siti di localizzazione impiantistica sulla base dei criteri determinati dalla Regione e ciò, peraltro, viene correttamente richiamato nell’allegato 1 della proposta di PRGR della Regione Lazio. Anche nell’art. 199 del citato D. Lgs. che specificamente detta la criteriologia di redazione dei Piani Regionali per i Rifiuti non vi è riferimento alcuno alla potestà regionale circa l’individuazione della specifica località di insediamento impiantistico. Trattandosi di nuova impiantistica, che insiste su specifico ATO, appare chiaro che sulle indicazioni generali dettate dal PRGR dovrebbe essere la Città Metropolitana, che ha assorbito le funzioni già della Provincia, a determinare la localizzazione più idonea e non la Regione.

Ancor più considerando che la parola “ riconversione” della tipologia impiantistica di Lazio Ambiente S.p.A. di cui alla Delibera di G.R. n. 614 del 26.10.2018 appare sempre più da intendere, semmai come “ espansione” della tipologia impiantistica di Lazio Ambiente S.p.A. a Colleferro stante quanto riportato a pagina 10 della VAS allegata alla Proposta e segnatamente all’accoglimento delle osservazioni del MATTM del 11.04.2019 punto c): si chiede di verificare e motivare l’affermazione “ non si prevede un incremento del fabbisogno di termovalorizzazione”, si chiede inoltre di integrare l’impianto di Colleferro e di verificare la disponibilità di discarica e termovalorizzazione per gli scarti di questo, che è sempre un impianto intermedio”, nonché quanto ritenuto nella Delibera di Giunta Regionale n. 614 del 26.10.2018 riguardo ai “ benefici reversali” tra compound e discarica.
Di fatto a Colleferro, stante il PRGR, oltre all’esistente e permanente, in tema di trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani, verrebbe ad insistere un nuovo mega impianto per il trattamento di FOS e di scarti non combustibili per il successivo recupero in materie prime seconde ( MPS), sottoprodotti e prodotti con rilascio “ rifiuti zero” di almeno 500.000 t/a ma, per quanto precedentemente svolto, tale specifica localizzazione non appare poter essere di competenza regionale.

Ulteriori considerazioni critiche possono essere svolte sull’ubicazione del compound a Colleferro richiamando quanto previsto dalla normativa specifica agli articoli 178 e 182-bis del D. Lgs. n. 152 del 2006:

178. Principi

1. La gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilità, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nonché del principio chi inquina paga. A tale fine la gestione dei rifiuti è effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza, fattibilità tecnica ed economica, nonché nel rispetto delle norme vigenti in materia di partecipazione e di accesso alle informazioni ambientali.

182-bis. Principi di autosufficienza e prossimità

1. Lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati sono attuati con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili e del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al fine di:
a) realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali;
b) permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti;
c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica…..

Non vi è dubbio alcuno che la concentrazione a Colleferro del trattamento della massima parte del rifiuto indifferenziato, derivante da un pretrattamento TMB/TM prodotto da Roma Capitale e dalla Regione Lazio attraverso la realizzazione del mega compound rappresenti un vulnus macroscopico di quanto dettato dalla legge, mancando clamorosamente la conformità ai principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilità, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione, basti pensare che, come noto, Roma Capitale, pur individuata come subambito ATO, che da sola produce i ¾ di tutti i rifiuti urbani della Città Metropolitana (altro subambito previsto è quello che corrisponde pressochè interamente alla ex Provincia di Roma), non verrà dotata dell’impiantistica necessaria al trattamento ultimo dell’indifferenziato da essa stessa prodotto in così cospicua quantità e che inoltre, a Colleferro come da previsioni, che di certo non possono sfuggire all’Organo Regionale, è prevista una ulteriore impiantistica pressochè gemella al compound e di alla Regione Lazio, è prevista, inoltre, l’ubicazione di un ulteriore impianto gemello al compound industriale di taglia definita “medio/grande” da parte del Consorzio Minerva Scarl, per il trattamento dei rifiuti della Città Metropolitana.
Di conseguenza sul combinato del PRGR del Lazio e dell’impiantistica prevista dal Consorzio Minerva nel territorio di Colleferro verrebbe a realizzarsi l’apoteosi della circolazione e trattamento dei rifiuti, provenienti da tutto l’ATO della Città Metropolitana (Roma Capitolina più ex-provincia di Roma) e dagli altri ATO della Regione Lazio e questo non è proprio quello che è da intendersi con il concetto di economia circolare. Tutto ciò anche in barba ai principi di autosufficienza e di prossimità previsti normativamente.
Inoltre anche i principi di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza, tralasciando quelli di fattibilità tecnica ed economica, non possono ritenersi affatto soddisfatti in quanto è dal confronto tra sistemi diversi di gestione complessiva dei rifiuti nella regione Lazio, secondo modelli alternativi di visione e progettazione di Piano, che potrebbe stabilirsi se un modello, rispetto ad un altro, possa essere considerato più rispondente secondo i citati parametri. Nel programma presentato non vi è alcun tipo di quantificazione comparativa. Solo per fare un esempio non risultano flussi di studio dei tragitti di percorrenza per il trasporto dei rifiuti stessi e di conseguenza la quantificazione dell’incidenza di questo parametro e ancora, non è stato affatto considerato il disvalore della mancata responsabilizzazione dei cittadini nella produzione di rifiuto indifferenziato allorquando questo viene ad essere trattato in luoghi remoti e distanti anziché in prossimità della loro produzione.

Non possiamo non considerare in queste brevi note alcuni ulteriori aspetti:
La situazione ambientale nel Comune di Colleferro e più in generale nella Valle del Sacco è ormai tristemente nota e molte voci autorevoli si sono levate per sottolineare i rischi immanenti di una crisi che richiede interventi immediati di bonifica e recupero, rischi che non permettono, ormai, di considerare fattibili ulteriori progetti di aggressione ambientale e di generare ulteriori fonti di inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque, sottolineando che il Comune di Colleferro rientra nel perimetro del S.I.N. Bacino del fiume Sacco e pertanto, anche considerando la presenza di stabilimenti industriali con possibilità di incidenti rilevanti, dovrebbe rientrare pienamente nella disciplina prevista dalla recente Legge regionale n. 13 del 19.07.2019 con il relativo piano di risanamento e quant’altro previsto.
In particolare per quanto attiene all’inquinamento atmosferico, anche in considerazione delle specifiche condizioni orografiche e meteoclimatiche, gli studi finora effettuati evidenziano che la Valle del Sacco ed in particolare il Comune di Colleferro presentano alcuni parametri di monitoraggio di qualità dell’aria al di sopra dei limiti previsti dalla normativa prevenzionistica, tali valori risultano peraltro riportati nella più volte citata delibera di GR n. 614 del 26.10.2018, ma ancor più la gravità della crisi ambientale, con le conseguenti ricadute negative sulla salute dei cittadini, è stata riconosciuta dalla stessa Regione Lazio con la deliberazione n. 228 del 9 maggio 2017 in cui veniva addirittura approvato il “ Programma di valutazione epidemiologica” che prevedeva, tra l’altro, uno specifico studio sugli effetti dell’inquinamento atmosferico, peraltro mai realizzato.
Ebbene ci si chiede come sia possibile allocare compound industriali per il trattamento dei rifiuti ancora nel Comune di Colleferro, senza aver effettuato quanto previsto con la delibera di G.R. del maggio 2017 e non tenere in conto che il traffico veicolare pesante necessario al trasporto di quantità enormi di rifiuti durante l’anno comporterà, certamente, un ulteriore peggioramento dell’inquinamento atmosferico con tutte le ricadute sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni non solo di Colleferro ma anche dei Comuni limitrofi. Tutti gli studi epidemiologici eseguiti negli anni hanno costantemente evidenziato i rischi e financo gli eccessi di morbosità e mortalità per le popolazioni di alcuni Comuni della Valle del Sacco e appare francamente risibile la riportata possibilità di abbattere il carico inquinante del traffico veicolare pesante, necessario al trasporto di siffatte quantità di rifiuti, mediante l’utilizzazione di biofuel come riportato nella delibera di GR 614/18.
Si rammenta che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’inquinamento atmosferico e le polveri sottili fra i carcinogeni umani di tipo 1 e sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano un legame tra inquinamento atmosferico e tumori anche diversi da quello polmonare ma anche con patologie dell’apparato cardiovascolare e degenerative. In particolare l’esposizione alle cosiddette polveri sottili ( PM 10 e PM 2.5), legate soprattutto all’inquinamento da traffico, ma anche ad altre sostanze prodotte dai riscaldamenti o dalle industrie mostra correlazioni significative tra incremento delle concentrazioni in aria delle stesse e rischio relativo di ammalarsi di tumore al polmone ma cosa ancora più preoccupante i risultati dicono che non esistono limiti al di sotto dei quali l’effetto nocivo svanisce. I risultati di tali studi sono talmente univoci che la IARC ha classificato l’inquinamento atmosferico e le polveri sottili ( particolato) tra le sostanze cancerogene di classe 1, ovvero quelle sicuramente cancerogene e pertanto si chiede con forza di voler volgere lo sguardo con la dovuta attenzione e coscienza alle conseguenze che deriveranno da scelte insediative di impianti di siffatta grandezza, non adeguatamente ponderate, in una zona riconosciuta dalla stessa Regione Lazio tra le più inquinate della regione.
In ultimo, la trasformazione di Colleferro nella citta dei rifiuti avrà pesanti ricadute sull’economia dell’intera zona con interi distretti che verranno per contiguità interessati dalle conseguenze dell’inquinamento con perdita di naturali vocazioni ad uno sviluppo agricolo e ambientale di qualità e verranno mortificati l’impegno e gli sforzi di tanti operatori e Amministrazioni Comunali che subiranno gli effetti negativi di scelte politiche regionali che cinicamente non tengono nella dovuta, equa, considerazione le visioni e gli interessi generali di questi distretti che verranno declassati a territorio d’uso della metropoli tentacolare che tutto piega ai suoi primari e prepotenti interessi con scarsa o nulla considerazione dell’ambiente, del territorio, delle risorse, della salute e della complessiva qualità della vita dell’altra parte di mondo.

A nome dei Consiglieri Comunali: Brigida Antonio Tullio, Rueca Anna e Petrucci Alessandro e della Lista Civica “ Cittadini in Movimento per Cambiare” di Genazzano.

Atto inviato con firma digitale il 02/10/2019 ai seguenti indirizzi di pec: aut_paesaggistiche_vas@regione.lazio.legalmail.it  e val.amb@regione.lazio.legalmail.it .

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